LE CONTORSIONI DEL PROTOCOLLO ANTICONTAGIO E IL FRONTE DEGLI INFORTUNI

Era atteso entro fine giungo, pare sia stato siglato durante la giornata di ieri ma, a parte il solito vagabondaggio di bozze e la solita rincorsa di dichiarazioni, solo oggi scoviamo nel sito del Ministero del Lavoro un comunicato ufficiale sull’aggiornamento del famoso Protocollo condiviso anti-COVID19 per gli ambienti di lavoro. Averne copia integrale e sottoscritta, magari in tempi compatibili con la concreta applicazione, resta evidentemente ambizione eccessiva per noi poveri addetti ai lavori. Cui inoltre tocca ora interpretare un testo che, a prima vista, sembra scritto più per mettere d’accordo tutti che per fare prevenzione.
Sulla questione più attesa, cioè sull’uso delle mascherine negli ambienti di lavoro, i lanci mediatici parlano di un passaggio dall’obbligo alla raccomandazione. Fino a ieri il Protocollo precedente prevedeva che: “in tutti i casi di condivisione degli ambienti di lavoro, al chiuso o all’aperto, è comunque obbligatorio l’uso delle mascherine chirurgiche o di dispositivi di protezione individuale di livello superiore. Tale uso non è necessario nel caso di attività svolte in condizioni di isolamento.”
E cosa prevede il nuovo Protocollo? Lanci mediatici a parte, il comunicato ministeriale spiega che “il Protocollo prevede che l’uso dei dispositivi di protezione delle vie respiratorie di tipo facciali filtranti FFP2 è un presidio importante per la tutela della salute dei lavoratori ai fini della prevenzione del contagio nei contesti di lavoro in ambienti chiusi e condivisi da più lavoratori o aperti al pubblico o dove comunque non sia possibile il distanziamento interpersonale di un metro per le specificità delle attività lavorative. A tal fine, il datore di lavoro assicura la disponibilità di FFP2 al fine di consentirne a tutti i lavoratori l’utilizzo.”
Sarà pure una raccomandazione, ma più che un alleggerimento sembra un irrigidimento: non si parla più di mascherine chirurgiche ma solo di FFP2, certamente più efficaci ma decisamente meno… estive. Insomma, a chi oggi (insistentemente e comprensibilmente) ci domanda se le mascherine negli ambienti di lavoro condivisi sono ancora obbligatorie, con tutta la buona volontà è davvero difficile rispondere “Vai tranquillo, sono solo raccomandate e quindi… fai come vuoi”. In termini di tutela (sanitaria, legale e anche di continuità aziendale) il consiglio resta quindi di continuare ad usarle.
Intanto, mentre si consumano autorevoli riunioni istituzionali e si cesellano finezze lessicali in protocolli più o meno condivisi, c’è un altro fronte che avanza imperterrito e macina numeri a ritmi serrati: è il fronte degli infortuni, la cui quantità, varietà e (spesso) originalità dimostra che questo periodo richiede più attenzione e più concentrazione che mai. A partire dai singoli lavoratori, su dove si mettono le mani, su dove si appoggiano i piedi, su come ci si muove, su come ci si protegge.
Al netto del COVID19, ma senza dimenticare il COVID19.